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Cieli di Carta » Nina

Cieli di Carta

Nina

Agosto 31st, 2005 | Letture: 0173

Ecco la stesura definitiva del primo racconto corale di Cieli di Carta… Buona lettura!

Nina

Come un’onda di marea la mano attraversava i capelli scompigliandoli, andava e tornava trascinandosi via sensazioni dalla pelle umida di scirocco notturno, e mentre lei, luna attraente, gli sussurrava parole che faticavo a comprendere, mi rendevo conto di quanto falsa era stata ogni sua promessa d’amica sincera. Lo guidava in mare ed illuminava reti fino all’alba, riempiendole di illusioni come pesci sfuggenti.  Pallidi raggi riflessi sull’acqua…  pelle, seta, voci… Le onde, che sin da bambino lo cullavano sulle barche del porto, specchi impazziti che di quella stessa luce splendevano. La mano… consumata dai canapi cercava sollievo tra capelli  e salsedine, inutile ragione di conforto. Lo rapiva e come faro lo attraeva.

Quella stessa luna  di Nina confidente, abbagliante riflesso di sole, rendeva d’improvviso buia ogni sua notte. Ora non riusciva a scordare, a perdonarle di aver illuminato d’amore una spiaggia qualunque.
Un balzo dentro il guscio ballerino che danzando sillabava il nome in due, poi di nuovo scivolava in mare aperto, accompagnato da una scia di perle d’ostrica a sfaldarsi su un viso di giovane donna. Nina restava ad aspettare quel granello di sale sciogliersi nell’olio bruciato dal sole, di abbassare gli occhi, guardarsi le mani nude e vuote, riavviarsi una ciocca scomposta e voltare lenta le spalle, iniziando un altro cammino che l’avrebbe condotta, lungo una via immaginaria, a casa in minor tempo, che prima sarebbe arrivata, meno sarebbe mancato al ritorno.

… Se avessi conosciuto che trama misera tessevi, non ti avrei donato fili di seta nera per vederli intingere nel tuo triste argento. Vorrei mi rispondessi malvagiamente per come io ti guardo, perché il tuo silenzio mi rende impotente e colpevole, inerme davanti ad una maestosità imponente e falsa che tutto è fuorché più complice.

Il vialetto sul porto era popolato di gatti e donne tristi, lische di pesci maleodoranti e gabbiani intorpiditi. Qualche vecchio pescatore riponeva reti stanche e fradicie come le sue ossa, ma Nina era sola e non vedeva altri. In alto nessun accenno di bagliore che non provenisse da quel tradimento d’astro che campava di rendita. Ogni passo una fatica da cuore in gola, una corsa pazza per sfuggirle.

Cercavo di sottrarmi al suo sorriso, mentre seguiva impaziente ogni mio movimento, mi veniva dietro rincorrendomi ad ogni vicolo, mi chiamava e mi offriva promesse, illuminando il mio volto di malizia. Un oste, una guardia, un poveraccio e una figura indefinita di uomo o di donna. Entro in casa. Sono salva? Mi chiedo poi da chi.
… Se non fosse stato. Una colpa che nasce da un doppio inganno… una maledizione eterna. Il dolore di dover tenere tutto dentro… che da ragione farsi torto non si dovrebbe, ma è proprio quel che accade puntualmente a chi non vuole. Quando l’occhio cieco impara a guardare non si accontenta più. Ed era cieco lui alla sofferenza quanto tu al mio viso che riuscisti a conoscere… come  ero cieca io di sentimenti.

La giornata iniziava. Le certezze, cancellate dal cuore svuotato per essere riempito di momenti nuovi, andavano via con l’umidità notturna.
Distesa sul letto, le gambe avvolte nel lenzuolo sfinito sul pavimento, il respiro faticoso. La copertina verde e rossa di un libro consumato a fianco ai piedi. Tirava avanti un braccio senza neppure alzarsi, portava alle labbra il bicchiere sul comodino… vuoto come la bottiglia a fargli compagnia. Una gran luce invadeva la stanza. E lei in mezzo.
In uno scatto si rendeva ora conto d’essere viva, quasi fosse un miracolo.
La fronte bagnata, una goccia che scivolava giù lenta  per farsi ascoltare gridando sulle tempie, un fiume di rapide e d’ incubo, gli occhi sbarrati…
Un alone di sale rappreso sul braccio cancellato da un bacio assonnato. L’acredine del risveglio.
La vendetta di una colpa innocente scavava un sentiero dentro e fuori di lei ricongiungendo ancora una volta due vite beffardamente legate allo stesso filo di nylon.

Gli utenti autori di questo racconto breve sono stati: Alessandra, Dulix*, Gsp, Luca*, Stefano.
Un sentito grazie a tutti per la collaborazione.
I vari frammenti con cui è stato realizzato li trovate all’interno del forum Racconti.
A cura di Alessandra Casamirra.

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