Cieli di Carta

La “Cantantessa” si confessa. Intervista esclusiva a Carmen Consoli

Settembre 28th, 2005 | Letture: 0399

Carmen Consoli “Era destino… !”
Con queste parole, sorridendo, Carmen risponde, mentre racconto quanto ho dovuto adoperarmi per ottenere quest’intervista. Sono appena le 14.00 del 29 Dicembre, è in viaggio verso Palermo per il concerto che si terrà stasera al Teatro Politeama Garibaldi, che eccezionalmente aprirà i suoi battenti ad uno spettacolo di musica leggera.

“Tempo uggioso qui, molto diverso da quello che ho trovato in Francia qualche giorno fa, freddo, sole, cielo chiaro”.
Rompiamo un po’ il ghiaccio prima di partire con la prima domanda:

Cosa ti ha spinto a scegliere proprio la Francia? Com’è stata per te quest’esperienza così recente?

“L’esperienza francese è stata molto emozionante, soprattutto perché recava in sé l’emozione di ricominciare di nuovo, stavolta fuori dall’Italia. E’ stato questo paese a scegliere me. Ha voluto assolutamente produrre il mio disco e stamparlo entro Marzo, con così grande entusiasmo che ho pensato fosse anche questo un segno del fato”.

Tra Antonio Carlos Jobim, intimista sia pur non francese, Burt Bacharach e Kurt Cobain dei Nirvana, a quale di queste personalità musicali ti senti più vicina?

“A tutti e tre ed a nessuno dei tre… sono tre grandi musicisti, ma non saprei fare una scelta”.

Da questa tua risposta si evince una tua caratteristica fondamentale, l’eclettismo. Questo per te è stato definito da molti l’anno della maturazione, concluderlo con un tour acustico è una scelta importante e stimolante anche per il tuo pubblico, volutamente ristretto, contagiato dalla tua capacità di trascegliere il meglio e coordinarlo sapientemente. Che nuove sensazioni ti ha dato cantare in teatro? Un tipo di concerto molto diverso dal solito…

“Si, dici bene, è un tipo di concerto molto diverso. Innanzi tutto perché acustico. Si divide in due momenti, è uno spettacolo molto sobrio, che vede protagoniste la mia voce e la mia chitarra. I miei musicisti si limitano ad aggiungere dei colori qui e lì. Parte delle canzoni che proponiamo nel repertorio non le cantavo in pubblico da tempo, tutti gli arrangiamenti sono stati stravolti, l’atmosfera è molto intima. Avevo bisogno di qualcosa di più tranquillo, di soddisfare la mia esigenza di minimalismo con uno spettacolo più scarno. Mi sento più a mio agio davanti a poche persone, avverto meno vincoli, meno formalismi e ovviamente mi diverto di più”.

La scelta del teatro per un tour acustico è pressoché  uno “Stato di necessità”. Ti ha spinto più il desiderio di una nuova esperienza o la ricerca  di una più profonda dimensione musicale?

“E’ una nuova dimensione musicale. Finora ho messo in luce soltanto un aspetto di me, soltanto una faccia della medaglia. L’altra faccia, quella più acustica, romantica, l’ho sempre tenuta ristretta in dieci minuti, all’interno di quello che era comunque un concerto rock. Chiamavamo questo spazio set acustico e lo collocavamo a metà dello spettacolo tradizionale. Adesso invece ho voluto dedicare un intero concerto a questa parte, dilatandola e conferendole assoluta autonomia. Dopo le cinquanta date estive questa mi sembrava la degna chiusura, l’offerta di un altro aspetto della mia personalità, del mio essere artista in tutte le sfaccettature, tra cui appunto quella teatrale”.
Pensi continuerai ad esibirti in teatro in futuro?

“Non lo so. Questa è una domanda che mi pongo tutt’ora. Sicuramente il teatro ha cambiato molto la mia ottica”.

Non hai pensato di trasformare quest’esperienza nella produzione di un cd live? Le tue capacità interpretative e d’improvvisazione lo renderebbero un passo da compiere…

“In verità stiamo facendo delle registrazioni. Non sappiamo ancora bene che fine faranno… attendiamo! Comunque è un mio progetto, anche se non so quando andrà in porto”.

Quali erano le aspirazioni di Carmen quando cantava nei pubs catanesi e qual’è l’utopia che ancora oggi Carmen sogna di raggiungere?

“Il sogno di quand’ero piccola era quello di poter vivere soltanto di musica, al di là della notorietà e di ciò che comporta. Avrei continuato ugualmente a cantare e ad esibirmi, non avrei mai abbandonato la musica. Oggi l’utopia più grande è quella di poterne godere sempre, come quand’ero piccola e come adesso, anche negli anni a venire”.

Hai definito il tuo ultimo lavoro il tuo Orfeo. Non credi che siamo noi in fondo a decidere quando Orfeo debba venire a riprenderci, che sia una piccola parte in ognuno di noi a scatenare la voglia di rinascere?

“Secondo me si. C’è qualcosa che ci scatta dentro nel momento in cui ci rendiamo conto che c’è un Orfeo pronto a ripescarci”.

Come riesci a tornare alla luce dopo un momento difficile?

“La necessità di uscire alla luce la avverto aprendo il cuore, provando a guardare le situazioni difficili con altri occhi”.

Quali sono le paure della bambina indifesa e quali i punti di forza di quella impertinente?

“Le paure della bambina impertinente sono i punti di forza di quella indifesa e viceversa. Coincidono. L’impertinenza, l’apparente sfida, in realtà esorcizzano debolezze e carenze che finiscono per essere espresse quasi senza soluzione”.

Qual’è l’artista che ascolti più volentieri in questo momento?

“Negli ascolti oltre che ciclica sono… onnivora! In questo momento ascolto spesso Caetano Veloso”.

Cos’altro aggiungere se non che, probabilmente, anche il nostro cantautore brasiliano sarà felice di essere apprezzato da questa sconvolgente “Beleza pura”?!
Alessandra Casamirra
Pubblicato su Cittadinanza n. 1 Gennaio 2001

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